16 febbraio: Il Protocollo di Kyoto entra in vigore

18.02.2025

16 febbraio 2005, 20 anni entrava in vigore il Trattato di Kyoto.

Trattato di Kyoto

Il surriscaldamento globale è da anni uno dei principali e più preoccupanti problemi ambientali a cui il nostro pianeta deve far fronte. Il fenomeno, iniziatosi a sviluppare tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo, è caratterizzato dall'aumento della temperatura e da altri fenomeni atmosferici associati a ciò – alluvioni, desertificazione, scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello degli oceani – causati essenzialmente dall'attività umana ed in particolare dall'emissione di gas serra.

Per cercare di ridurre l'emissione di tali gas serra nel 1997, durante la Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici stilata (Accordi di Rio, 1992), venne stipulato il protocollo di Kyoto. Questi entrò però in vigore solo nel 2005, in seguito alla ratifica da parte della Russia e del Canada nel 2004. Nel 2007, poi, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico stilò una serie di proiezioni sul futuro partendo dal presupposto che vi sia nessun sforzo per ridurre le emissioni e stimando un aumento delle temperature da 1,1° fino a 6,4°.

Ad aderire al protocollo sono stati poco meno di 200. Tra questi l'Italia che nel 2012 ha attuato il Fondo rotativo per Kyoto da 600 milioni di euro per finanziare gli investimenti in efficienza energetica, energia rinnovabile e tecnologie di cogenerazione e trigenerazione. Grazie a questo fondo sono stati finanziati 588 progetti al fine di migliorare l'efficienza energetica degli edifici pubblici. Altri Stati che hanno ratificato il protocollo come Cina e India, essendo Paesi in via di sviluppo, non sono tenuti a ridurre le emissioni nonostante la crescente industrializzazione stia peggiorando il fenomeno. Tra i Paesi che non aderirono al protocollo, invece, vi sono gli Stati Uniti. In realtà il protocollo era stato firmato da Bill Clinton negli ultimi mesi di mandato, ma quando subentrò al potere George W. Bush l'adesione venne ritirata. Nonostante ciò vi sono però alcuni Stati e metropoli americane che negli anni hanno studiato alcune possibilità per cercare di applicare il trattato.

Ma cosa prevede il Protocollo di Tokyo? Essenzialmente, la riduzione delle emissioni di elementi inquinanti (diossido di carbonio, metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo) di circa l'8,65% rispetto alle emissioni del 1990 – questo almeno sino al 2008/2012 – e la riduzione nei Paesi industrializzati del 5,2% di emissioni. Il protocollo prevede inoltre che i paesi aderenti possano servirsi di altri meccanismi per acquisire crediti di emissione: Clean Development Mechanism, che permette ai Paesi industrializzati di realizzare progetti nei Paesi in via di sviluppo al fine di produrre benefici ambientali "in termini di riduzione di emissioni di gas serra e di sviluppo economico o sociale"; Joint Implementation, che permette ai Paesi industrializzati di realizzare progetti per "la riduzione di emissioni di gas serra in Paesi dello stesso gruppo"; Emissions Trading, che permette lo scambio di crediti di emissioni tra Paesi industrializzati, da quello che ha conseguito una diminuzione maggiore a quello che non è in grado di rispettare gli accordi. 


 

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